DE NICOLA: L'ANTIAVVOCATO

Su L'Espresso del 2 dicembre 2011 è pubblicato il "Diverso Parere" di Alessandro De Nicola, Libero Stato in libero Ordine (clicca qui per leggerlo).

Alessandro De Nicola è un Avvocato, partner di Orrick (uno Studio legale che è una sorta di multinazionale con oltre millecento Avvocati e con sedi in 23 paesi del mondo).

Il suo curriculum è certamente impressionante (clicca qui per leggerlo; da lì si può accedere a informazioni generali su Orrick).

Da esso, tuttavia - considerato che l'età e l'esperienza mi consente di non rimanere scioccato neppure di fronte ad un cursus honorum oggettivamente di altissimo livello - traggo soprattutto due sensazioni, entrambe negative.

La prima concerne talune perplessità (sicuramente senza fondamento) che mi derivano dalla lettura dell'art. 17 del codice deontologico forense, relativo alle Informazioni sull'attività professionale, dove è prescritto (al terzo comma) che "l'avvocato non può rilevare al pubblico il nome dei propri clienti, ancorché questi vi consentano". Nel curriculum dell'Avv. Alessandro De Nicola, che risulta iscritto all'Ordine degli Avvocati di Milano, sono invece menzionati:  (i) “Enel, Suez, Alix Partners, BPM, Convergenza, Veolia, private equity Credem, Athena, Fininvest, Canali, Jacobs , Fuji e Cir”, relativamente ad acquisizioni, fusioni e ristrutturazioni; (ii) “Terna, Cariparma, Acer, Finsiel, Assobiomedica, Universal Music, Nokia, Poste Italiane, RAS, BNL Group, Jacobs, Banca Popolare di Milano, Société Générale, Eurizon e Parmalat”, quanto ad attività presso Consob e Autorità Garante per la concorrenza; (iii) “Banca Intesa, Enel, ENI, FIAT, Schering, Pfizer, Stefanel, AEM, Poste Italiane, Fastweb, Italtel, Impregilo, Terna, Autogrill, UBS, Rothschild, Allianz, ING, Eurizon , Banca Popolare di Milano, F2I, Northrop Grumann, Cariparma, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Credit Suisse, Exxon, Accenture e Credit Agricole Group”, in merito a progetti di corporate governance.

La seconda sensazione è che l'Avv. Alessandro De Nicola svolge, per sua fortuna, una professione lontanissima e differente da quella svolta dalla quasi totalità degli altri 240.000 Avvocati e da quella che conosco io.

Una delle più grandi personalità ed intelligenze del secolo passato - non solo giurista, ma storico e prima di tutto Avvocato - è stato Arturo Carlo Jemolo. Ho avuto la fortuna di una certa consuetudine con lui negli ultimi sei-sette anni della sua vita. Ma il suo insegnamento e la sua modestia sono per me perenni. Ultraottantenne capitava di verderlo in fila per le notificazioni o a girare per le cancellerie, come un ragazzino. Altra figura di Avvocato sublime e dotato di grande sobrietà ed umiltà era (il poi giudice costituzionale) Virgilio Andrioli. Vorrei tanto avere registrato (ma all'epoca non si usava) una sua lezione sul concorso di colpa: "rispettate" - diceva, col suo accento romanesco - "tutti gli Avvocati. Ho sentito alcuni di quelli che a Roma sono chiamati, quasi con disprezzo parafangari discutere del concorso di colpa con una competenza ed una cognizione eccezionale".

Persone, Andrioli e Jemolo (ma gli esempi potrebbero continuare a iosa) che, dotate certamente di mente e preparazione superiore, erano Avvocati, svolgendo la stessa attività del più umile legale della più sperduta provincia.

A mio personalissimo avviso la professione diversa, del tipo di quella delineata nel curriculum dell'Avv. De Nicola, è più povera (come contenuti, non certo come profitti) perché manca completamente del collegamento con la realtà quotidiana, con la polvere dei faldoni e con la fatica degli scomodi e difficoltosi adempimenti della professione e si limita a costruire il vestito buono per gli obiettivi dei vari potentati, siano essi banche o multinazionali.

Il fatto che io abbia adottato quei modelli di Avvocati e che ami il contatto ed il confronto diretto col giudice - anche subendo da alcuni di loro provvedimenti che non stanno né in cielo e né in terra e che comportano una lenta risalita fino alla Cassazione per rimettere tutto nel giusto ordine - non può essere assunto come assioma.

La professione può essere degnamente svolta in tanti modi ed ha tanti sbocchi. Certamente l'Avv. De Nicola la svolge in maniera competente, diligente ed etica. Però, quando la si svolge in maniera privilegiata, e con modalità differenti dalla totalità degli Avvocati, quando i problemi sono diversi da quelli di massa, sarebbe bene non pontificare.

Parlare di concorrenza, da chi dirige e progetta e partecipa a governance è un palese controsenso. Mi capita proprio in questi mesi di esaminare la situazione di una Società che dai primi mesi del 2009 è stata sottoposta ad una governance da parte del "sistema bancario". Nonostante l'affidamento di consulenze per oltre nove milioni di Euro a favore di una serie di professionisti di altissima qualificazione, non è stato salvato un solo posto di lavoro, né sono state limitate le perdite o sanata l'azienda.

Ecco - siamo sempre a livello di sensazione - ma nella distribuzione degli incarichi di governance di quella Società non mi pare che siano proprio emersi principi concorrenziali nella scelta dei professionisti.

L'articolo dell'Avvocato De Nicola ha suscitato varie reazioni. Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma nell'Adunanza del 6 dicembre 2011 lo ha censurato (si legga la delibera su www.ordineavvocati.roma.it); persino il Presidente del Consiglio Nazionale dei Chimici, Armando Zingales, è insorto (clicca qui per leggere).

Ci piace, però, una citazione particolare alla lettera aperta inviatagli da Ugo Scuro del Nuovo M.i.l.l.e. (leggila).

Questi pone, tra le altre esatte considerazioni, un interrogativo molto in linea col nostro pensiero: "Alle origini delle fortune di grandi organizzazioni professionali, che beneficiano di vantaggi competitivi ormai concretamente inattacabili, sono ricorrenti gli incarichi di società pubbliche, territoriali e non, e di istituzioni. Sarebbe interessante visitare gli archivi e valutare sia l'efficacia delle prestazioni, che la congruità dei corrispettivi (a proposito di tariffe)".

La questione posta da De Nicola non va ignorata e non va passato sotto silenzio il suo invito a trasformare l'attuale contingenza in una nuova opportunità. Non è esatto, però, il suo approccio al problema ed il suo assolutismo e la sua parzialità nell'analisi dei pochi dati da cui muove il suo discorso.

Torneremo sul problema nei prossimi giorni, tentando di proporre la nostra analisi ed il nostro punto di vista: di chi è sempre favorevole alle novità, di chi propugna una società sempre in evoluzione e di chi non ha, veramente, alcun privilegio da difendere: come nessun privilegio da difendere hanno la stragrande maggioranza dei duecentoquarantamila Avvocati italiani: i quali aspirano ad una modernità che non debba significare umiliazione del più nobile dei compiti, quello di ad-vocatus.