AMMAZZIAMO GLI AVVOCATI!

 

Da anni, sulla parete a lato della mia scrivania, in una piccola cornice di radica, vi è una frase che Shakespeare fa dire, subito dopo che la banda di volgari rivoltosi avevano preso il potere, a Dick, il macellaio di Preston, nell’Enrico VI (parte II, c. 594, IV, II, 68-79): «The first thing we do, let’s kill all the lawyers» («La prima cosa che dobbiamo fare è ammazzare tutti gli avvocati»).
La tengo lì, tra vecchi ricordi di mio nonno Avvocato, una foto del palazzetto di famiglia a Locri, ed una poesia per me fonte sempre di emozione. Raramente qualcuno la vede. Per lo più, se conosce l’inglese e comprende la frase, sorride, pensando ad una bizzarria, ad una originalità dell’avvocato Marvasi. Raramente qualcuno mi chiede perché sia lì. Soltanto una volta mi è capitata una persona che ha saputo coglierne il vero significato, la reale portata.
Dick il macellaio era un seguace del ribelle Jack Cade, che pensava che se fosse riuscito a far venire meno l'ordine pubblico, avrebbe potuto diventare re.Shakespeare, nel far pronunciare quell’invettiva contro gli Avvocati ha, al contrario dell’apparenza, inteso muovere un complimento alla categoria, individuata – qual è – come baluardo della libertà, della civiltà e della giustizia.
Tale frase avevo ben presente nel momento in cui Antonio Conte, Presidente del Consiglio dell’Ordine di Roma, mi ha offerto di candidarmi nella sua lista “Insieme”: perché è proprio quello che sta succedendo in Italia dove si sta tentando di azzittire gli Avvocati, portando avanti i falsi feticci della liberalizzazione e dell’abolizione degli Ordini professionali.
Nei trenta anni della mia professione, negli anni (che cominciano ad essere significativi) del mio impegno nella politica forense, nella mia esperienza nelle varie commissioni del Consiglio dell’Ordine e del C.N.F., nei contatti avuti con i colleghi nei corsi di formazione da me organizzati, ho maturato un chiaro e personale pensiero circa i problemi dell’Avvocatura: normalmente affrontati con superficialità e demagogia da parte della classe politica; ma anche visti con un ossequio eccessivo da parte di noi Avvocati, più occupati (come categoria professionale) a limitare i danni, che a ribellarci orgogliosamente ed a proporre soluzioni concrete ed originali.
Tutto deriva dall’immagine distorta che il Paese coglie di noi (così che quando si cita la frase di Shakespeare è ovvio il sorrisetto di compiacimento verso l’idea di un omicidio collettivo di una intera categoria di furbi e profittatori: meglio il sorcio in bocca al gatto, che un cliente in mano all’avvocato, recita un proverbio popolare) e che noi, evidentemente, non riusciamo a cambiare.
Pensateci: anche la famigerata ed inutile e costosissima mediazione obbligatoria deriva dall’idea (erronea) che si ha dell’Avvocato: questi farebbe anche le cause inutili; e le trascinerebbe sine die, perché tanto, finché dura fa verdura (tanto per rimanere nell’ambito delle citazioni di proverbi popolari). Così che, anziché ringraziarci anche per il ruolo di ammortizzatore sociale che svolgiamo, lo Stato ci mortifica ed umilia, dicendo che il nostro ingente numero è sinonimo di pochezza.
Ecco io credo che sia venuto il momento che la classe forense abbia un forte gesto di orgoglio e che sappia porre un freno alla demagogia imperante e che sappia costringere finanche i nostri politici attuali ad usare la testa e a non piegarsi ai voleri di lobbies economiche (si pensi alla eliminazione della derogabilità dei minimi tariffari, utile soltanto per banche, assicurazioni e simili) o ad agire in base ad impulsi di piazza.
È il momento che tutti gli Avvocati, in maniera unitaria, si impegnino per la libertà e per la dignità della nostra categoria.
È il momento che le migliori menti dell’Avvocatura siano presenti in prima persona per una difesa che significa la libertà e la giustizia per tutta la nostra società.
Il tempo che stiamo vivendo è epocale.
Nel decennio che proprio oggi matura dall’attacco alle Twin Towers di New York il mondo occidentale è profondamente cambiato.
Siamo tutti meno democratici; tutti meno liberi. Senza rivoluzioni abbiamo tutti rinunciato a talune nostre libertà, sull’altare – Dio vero o idolo, non lo so – della nostra sicurezza.
Si tratta di un processo ormai avviato, che ci fa subire certe “invasioni” da parte dell’Autorità che una volta sarebbero state non tollerate.
È un processo forse inarrestabile. Soltanto gli Avvocati – che nessuno può ammazzare come categoria – possono porre un argine e rimediare quanto meno ai più grandi abusi e mantenere il cambiamento nell’ambito del diritto: perché soltanto gli Avvocati hanno la capacità culturale e professionale di capire che il diritto non sempre coincide con la legge e che una legge non tanto può essere ingiusta ed iniqua (potrebbe essere una scelta del legislatore), ma che a volte proprio la legge rappresenta la negazione del diritto.
Ecco, in questo contesto, io – se me lo consentirete col Vostro voto – vorrei dare il mio contributo di idee: con la certezza che, giuste o sbagliate che esse siano, esse saranno espresse con modestia, serietà e rigore, ma con la mia massima forza ed onestà.
Nell’interesse di un’idea di Avvocatura che, nella sua grande tradizione di libertà, sia moderna e vincente.
 
Tommaso Marvasi