CARLO PRIOLO: IN DIFESA DELLA DIGNITA' DELL'AVVOCATURA

 

Difesa della dignità della professione forense

La causa principale della disastrosa situazione della Giustizia italiana, in particolare quella della Giustizia civile, è dovuta al numero troppo elevato degli avvocati e delle loro parcelle.

L’8 giugno sul Corriere della Sera, Francesco Giavazzi (laureato in Ingegneria elettronica presso il Politecnico di Milano. PhD in Economia, MIT - Professore ordinario di Economia politica)  e Alberto Alesina (Harvard University, professore di economia ed editorialista del Sole 24 Ore, si è laureato alla Bocconi di Milano)  hanno analizzato i perché della lentezza della giustizia civile in Italia. Per i due economisti le cause principali sono l'elevato numero di avvocati, che sono un incentivo alla proliferazione di cause, e il modo in cui sono strutturate le loro parcelle, con il conseguente prolungamento della durata delle stesse. Le soluzioni proposte da Giavazzi e Alesina sono due: introdurre il numero chiuso alla Facoltà di Giurisprudenza e liberalizzare le tariffe delle parcelle.  Si è aperto un sondaggio-dibattito, speriamo che intervengano anche Adriano Celentano e Claudia Mori, supportati dal cattedratico Claudio Amendola.

Credo di avere qualche titolo per replicare a questa ennesima sciocchezza, ormai consolidata nell’immaginario collettivo, secondo i canoni delle fictions, dove l’abilità dell’avvocato allunga i tempi del processo e fa assolvere il colpevole o fa giustizia dell’innocente accusato.

E’ antipatico ed inelegante esporre le proprie medagliette, ma in questo caso mi autoassolvo e per decenza i titoli vengono riportati in calce con carattere molto piccolo.

Credo che in totale solitudine ho ripetutamente replicato a quella moltitudine di sprovveduti che dispensano giudizi, accuse, opinioni totalmente infondate e prive di un elementare approfondimento sul tema “Giustizia”. Una coazione a ripetere di luoghi comuni, alimentati da una informazione superficiale e ontologicamente analfabeta.

La prima replica fu all’articolo del Prof. Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera del 12 luglio 2006.

L’incipit dell’articolo era una vera offesa gratuita a tutta la categoria degli avvocati: “uno sciopero che fa danno soltanto a soggetti terzi e al corso della giustizia” “l’avvocato in sciopero continua a lavorare e a guadagnare nel chiuso del suo studio, con la possibilità straordinaria di scegliere le udienze dalle quali astenersi, cioè quelle in cui ha interesse alla dilazione, dove invece l’interesse non c’è l’avvocato può sospendere lo sciopero per la durata della singola udienza”.  Poi il Prof. aggiunse che il divieto alla pubblicità “impedisce la circolazione di informazioni necessarie agli utenti per orientarsi tra le numerose specializzazioni ormai indispensabili per una assistenza legale efficace e favorisce i professionisti anziani rispetto ai giovani” ed ovviamente era favorevole alla abolizione dei minimi tariffari ed alla negoziazione della parcella (abolizione del divieto del patto quota lite). Osservai che per informare sulle specializzazioni bastano le pagine gialle, come ricercare un ortopedico, un cardiologo, un elettricista o un idraulico. Un elenco dove vengono indicati gli studi legali che si occupano di lavoro, di diritto della famiglia, di societario, di internazionale, di recupero crediti ecc. La pubblicità è un’altra cosa, serve a reclamizzare un prodotto, ad esaltare il fenomeno del consumismo. L’avvocato, con notevoli disponibilità economiche, affronterà una campagna pubblicitaria (la pubblicità costa cara) per orientare il cittadino-consumatore verso il proprio studio legale dove troverà servizi professionali doc, un lungo elenco di collaboratori da master, specializzazioni a tutto campo, accoglienza qualificata, prezzi convenienti, dove il “sogno diventerà realtà”.

Aggiunsi, professore, non ci faccia ridere! Lei lamenta nell’articolo la perdita di prestigio del ceto forense e la moltiplicazione di avvocati “che badano principalmente al proprio tornaconto, considerando ogni pratica occasione per tosare il malcapitato cliente”. Sia bravo, la nostra è una pazienza francescana, scriva un secondo articolo sul giornale che La stipendia. Dica che il provvedimento contro gli avvocati non farà diminuire il costo del servizio, che i mercati non saranno meglio liberalizzati, che non ci sarà maggiore concorrenza e che i giovani non  troveranno migliori occasioni di lavoro. Dica che gli avvocati non sono contro la modernizzazione del Paese. Dica che i tamburi della propaganda stanno suonando ancora una volta l’inganno per i cittadini. Dica agli italiani che saranno di nuovo gabbati, che ci sono 10 milioni di processi da decidere (con almeno due parti, 20 milioni di cittadini in attesa di giudizio). Con sentenze che giungono fuori tempo massimo. Costi sociali, economici e morali incalcolabili. Dica che quando dopo 10 anni giunge la sentenza il creditore è morto e il debitore si gode il sole alle Bahamas. Dica che per ottenere una riduzione dei costi, dei disagi, delle sofferenze della gente, occorre raddoppiare entro 6 mesi il numero dei cancellieri e dei magistrati, che per la riforma della “Giustizia”, quale che sia, non possiamo attendere altri 30 anni.

Faccia ammenda, è dimostrazione di forza di intelligenza. Dia un contributo, Lei che ha il prestigio adeguato, per andare incontro veramente agli interessi della collettività.

Poi fu la volta del Prof.  Antonio Catricalà (l’unico che correttamente ha risposto). Una lettera aperta:

Carissimo Presidente Catricalà, sarà pure figlio di un avvocato e nipote di un notaio, ma questo non gli ha vietato di lanciare dalla TV di Ballarò un messaggio sulla condizione degli avvocati, come si dice, infondato e privo di pregio. Ma di quali corporazioni parla, di quali rendite di posizione, di quale difficoltà di accesso alla professione, di quale casta. Le fornisco un dato da valutare con un po’ di buon senso: l’accesso alla professione è avvenuto sino ad oggi senza penalizzare alcuno, tanto meno i giovani, che negli ultimi 10 anni hanno fatto salire il numero degli iscritti agli albi fino agli attuali 220.000 o 200.000. L’abolizione delle tariffe minime ha generato un dumping della manodopera intellettuale, con benefici per le banche, assicurazioni, grandi imprese, sindacati, associazione dei consumatori. Questi richiedenti di servizi legali hanno potuto, in posizione dominante, conferire mandati al ribasso, fissando gli onorari a livelli minimi, forti della disponibilità degli avvocati, che pur di lavorare, hanno accettato compensi minimi.

E’ facile ingannare i cittadini-consumatori. Basta far credere che ci saranno dei risparmi, che si potrà pagare di meno. La difesa del cittadino che è indagato di un reato, che vanta un diritto disatteso, che vuol far eseguire un titolo esecutivo, che chiede una tutela, non è una merce o un servizio che si colloca sul mercato per essere scambiato con l’incontro della domanda e dell’offerta, la fissazione di un prezzo di equilibrio e l’allocazione ottimale delle risorse. La scelta del legale non funziona con i saldi a fine stagione del  negozio a prezzi stracciati. Bisogna garantire al cliente-consumatore uno standard minimo di prestazione, la sicurezza che il professionista abbia le qualità tecniche e morali (deontologiche) sufficienti per eseguire un delicato lavoro, che in ogni caso viene giudicato non dal cliente, ma da un soggetto terzo, il Magistrato, che decide la sorte della causa con criteri che nulla hanno a che vedere con i meccanismi del mercato. Inoltre, l’acquisizione dei clienti, per il 60 % dei casi, avviene fuori dai meccanismi del mercato, grazie ad amicizie e legami con banche, assicurazioni, sindacati, unioni industriali, grandi imprese, enti pubblici. Non vedo come i giovani avvocati possano beneficiare della abolizione dei minimi tariffari, non esiste un elenco con il prezzario per ogni avvocato che può segnalare al pubblico il suo compenso più basso del collega. Il cittadino sceglie l’avvocato come sceglie il medico, informandosi presso gli amici.

Sostenere che gli avvocati sono una corporazione, una casta è francamente una sciocchezza. Pensi non hanno neppure un sindacato che li possa un minimo tutelare: camere penali, camere civili, una pletora di associazioni forensi, sparse in tutta Italia, solo a Roma sono circa 40, l’OUA (organismo unitario della avvocatura), costituito nel 1994 lo conoscono in pochi, qualche convegno, un po’ di statistiche, nessun risultato concreto sul lavoro degli avvocati (ovviamente i valorosi colleghi che ne fanno parte non hanno alcuna colpa). Caro professore, ma quale casta, qui lottiamo per la sopravvivenza, ci siamo inventati il servizio legale su strada, le parcelle low cost, subiamo la concorrenza di agenti immobiliari, amministratori di condominio, i cugini commercialisti, geometri e periti vari, per non parlare dei notai.

Ma Lei penserebbe seriamente di affrontare una causa in Italia, per vedersi riconosciuto un diritto dopo 12 anni, quando il debitore è morto?

Tenga conto che questa mia lettera che invio in  e.mail ai colleghi romani comporterà che molti (che ricevono decine di e.mail di pubblicità) mi minacceranno azioni legali per aver violato la loro privacy.

Ed ancora una replica all’articolo del “giornalista” Dario Di Vico, pubblicato sul Corriere della Sera del 6 settembre 2010 “Eccesso di Avvocati, troppe cause inutili” “Davigo convince Alfano”. Il redattore, presente a Cernobbio al workshop Ambrosetti, affascinato dall’amore sbocciato dai due antichi nemici (D’Avigo e Alfano), per confermare la vocazione di giornalista d’assalto, conclude l’articolo tuonando “contro i processi che pendono e che rendono” . A chi? Agli avvocati innanzitutto.

Nel corpo dell’articolo si sottolinea che nel Belpaese ci sia una eccessiva domanda di intermediazione giudiziaria, non una bassa produttività dei magistrati. Diecimila togati sono assediati da un esercito di oltre 200 mila avvocati. Nella sua tabella D’Avigo certifica che per ogni giudice in carriera in Francia operano 7,1 avvocati e in Gran Bretagna 3,2, da noi la cifra-monstre è di 26,4. Per  questo il D’Avigo propone un esame al primo anno  di giurisprudenza di analisi matematica, in modo da rivedere in tempo la scelta e iscriversi ad Ingegneria. A giudizio di D’Avigo, con meno avvocati e più ingegneri l’Italia sarebbe messa meglio.

Osservai che l’esimio magistrato dimentica che la legislazione italiana è quattro volte quella francese, che la produttività dei magistrati italiani è la più bassa d’Europa, che in Francia la prescrizione non è mai eccepita, perché i processi si concludono prima del termine prescrizionale (in Italia 250.000 giudizi l’anno); che la lunghezza dei processi invita il debitore ad agire in giudizio per pagare quando il creditore è morto. Se veramente l’esimio Magistrato avesse qualche nozione di analisi matematica (forse voleva dire statistica, ma non conoscendo la materia e pensando alla poesia di Trilussa “La statistica” ha preferito parlare di analisi matematica) dovrebbe conoscere l’equazione: pessimo funzionamento della giustizia = moltiplicazione dei processi. Il prode giornalista Di Vico, meno attrezzato del Magistrato, ha pensato bene di seguirlo e di dare il suo contributo di improvvide affermazioni, decretando un lapidario giudizio negativo sulla classe forense.

Non ci sarà una quarta replica al Prof. di Harvard, anche perché da anni noi appartenenti a questa Associazione abbiamo evidenziato al mondo forense  che il fenomeno Giustizia deve essere studiato e affrontato secondo la Teoria dei Sistemi ed il problema dei giovani avvocati si risolve ampliando le aree di lavoro, come più volte abbiamo proposto inascoltati.

La scelta di un insieme di metodi che potremmo chiamare empirico-analitici o di inferenza induttiva, equazioni e modelli matematici, possono risultare utili per affrontare il grande fenomeno sociale conosciuto come malfunzionamento dell’Amministrazione della Giustizia.

Ciò comporta una chiara definizione di cosa si vuol spiegare:

- i fattori o condizioni sui quali si intende basare la spiegazione

- variabili indipendenti

- la formulazione di ipotesi sulla relazione tra le due classi di variabili

- la verifica (la non falsificazione) delle relazioni ipotizzate.

Un metodo che introduce in una cultura giuridica prevalentemente logico deduttiva coefficienti, equazioni, modelli matematici, e soprattutto metodi di tipo induttivo alla ricerca di inferenze e soluzioni fornite dai dati oggettivi acquisiti sul campo, in breve affrontando il come è  e non il come dovrebbe essere, viziato dalla lontananza dai dati. In altre parole valorizzare il misurabile ed analizzabile, emarginando tutte quelle regole retoriche che presentano risultati e risoluzioni sull’orlo della tautologia.

Ovviamente per una indagine di tipo sociale non c’è un solo paradigma, ma ce ne sono tanti. Va quindi individuato quello o quelli più utili per raggiungere l’obiettivo prefigurato.

La ricerca deve essere una ricerca oggettiva, pertanto, non può formulare giudizi di valore e i suoi risultati non possono diventare la base di una certa direzione politica. Il piano su cui poggia non è il piano della validità ideale dei valori, ma soltanto il piano della esistenza di fatto, non può dirci che questi valori valgono o non valgono, non può prescrivere un comportamento in luogo di un altro, può soltanto indagare i valori nella loro genesi storica.

La ricerca scientifica è indipendente da qualsiasi presa di posizione valutativa;essa accerta ciò che è non determina ciò che deve essere. Le scienze sociali non ammettono nel proprio ambito alcuna valutazione pratica, ma sono in rapporto con i valori che delimitano il loro oggetto entro la molteplicità del dato empirico. E la relazione di valore non è quindi un principio di valutazione, bensì un principio di scelta: essa serve a stabilire un campo di ricerca, nel quale l’indagine procede in maniera oggettiva per giungere alla spiegazione causale dei fenomeni.

AREA DI INVESTIGAZIONE SCIENTIFICA:  SISTEMA GIUSTIZIA

METODO: empirico-analitico  PARADIGMA: inferenza induttiva  ANALISI:costi benefici

1. VARIABILI INDIPENDENTI: Legislazione in vigore, Risorse impiegate, Organizzazione servizi amministrativi giudiziari, Riti processuali, Requisiti e condizioni per la decisione finale

2. VARIABILI DIPENDENTI 10 milioni di processi pendenti, Decadenze e prescrizioni, Effetti della durata del processo, Diseconomie della variabile tempo, Disaffezione nei confronti del servizio giustizia

3. FORMULAZIONE DI IPOTESI SULLA RELAZIONE TRA LE DUE CLASSI DI VARIABILI

4.VERIFICA DELLA NON FALSIFICAZIONE DELLE RELAZIONI IPOTIZZATE

5. SOLUZIONI (PROPOSTE)

Consultate il nostro sito. Personalmente costituirò un osservatorio sul Giudice di Pace e sul Tribunale per accogliere tutti i reclami dei colleghi sulle istruttorie, le sentenze e la liquidazione delle parcelle.  

Priolo Carlo Avvocato – patrocinante presso le Supreme Corti-; abilitato alla professione di Dottore Commercialista; giornalista professionista; ( laurea in Giurisprudenza, laurea in Economia e commercio,  laurea in Sociologia tutte presso l’Università La Sapienza di Roma; Diploma di lingua inglese British School)


La Giustizia Civile ostacolo alla crescita economica dell’Italia

Con il Centro ricerche della Associazione forense Emilio Conte (Avv.ti Andrea Ciannavei, Nicola ColavitaGianni Di Matteo, Laura Matteucci, Francesca Papini, Rosario Rao, Simona Riccio, Gabriele Zuccheretti) ed in collaborazione con le Associazioni  ARIVIVIS (Presidente Avv. Pietro La Cava) e ZALEUCO (Presidente Avv. Tommaso Marvasi)  abbiamo elaborato una ricerca sul peso della inefficienza della Giustizia Civile quale ostacolo alla crescita e alla funzionalità del Sistema Economico italiano. Lo studio ha rilevato che i tempi della Giustizia italiana sono i peggiori d’Europa, che con una Giustizia Civile lenta diminuisce l’accesso al credito bancario, si fanno pochi investimenti, non crescono le imprese italiane. Si tratta di costi (diretti ed indiretti) che il nostro sistema economico sconta, rispetto alla media UE, in materia di tasse, infrastrutture, giustizia civile, energia, pagamenti della Pubblica Amministrazione e competitività. Oltre l’eccessivo carico fiscale e lo spaventoso deficit infrastrutturale,  l’inefficace ed inefficiente funzionamento della Giustizia Civile pesa sul sistema delle imprese per un valore di circa 3 miliardi di euro. Senza contare che il maggiore costo annuo sostenuto dalle aziende italiane per l’approvvigionamento energetico, si aggira, per effetto del gap tariffario, attorno ai 7 miliardi di euro. Altro elemento che indirettamente investe la Giustizia Civile sono i ritardi medi di pagamento della nostra Pubblica Amministrazione, le aliquote fiscali effettive a carico delle aziende e il poco “onorevole” 46° posto che occupiamo nella classifica mondiale sulla competitività. Anche il Governatore della Banca d’Italia
riflettendo sulle ragioni per cui da un decennio l'Italia ha smesso di crescere, ha detto due cose, apparentemente non collegate. La prima è che «le imprese italiane sono in media il 40 per cento più piccole di quelle degli altri Paesi nell'area dell'euro... e i passaggi da una classe dimensionale a quella superiore sono rari». La seconda affermazione riguarda la lentezza della giustizia civile: «La durata dei processi ordinari di primo grado supera i mille giorni e colloca l'Italia al 157esimo posto su 183 nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale». A nostro parere  queste due osservazioni sono invece strettamente collegate. Difficilmente una piccola impresa riesce a diventare media
 senza ricorrere a risorse finanziarie esterne, siano queste il credito da parte di una banca, o l'ingresso di nuovi soci nel capitale. Perché il patrimonio dell'imprenditore che la guida, o della sua famiglia, raramente consentono di fare il salto dimensionale, ma una banca, o nuovi soci, saranno disposti a finanziare l'azienda, e ad assumerne i rischi, solo in presenza di un sistema giudiziario sul quale possono fare affidamento. Cioè solo se, nel caso di una controversia con l'imprenditore che guida l'azienda, potranno far valere i loro diritti di fronte ad un giudice ottenendo una sentenza equa in tempi ragionevoli. Se invece i tribunali sono lenti e opachi, intrattenere rapporti creditizi o contrattuali con controparti poco conosciute, come lo è una piccola impresa che sta cercando di crescere, diventa molto rischioso. Ecco allora che credito e capitali affluiscono a chi già ha una storia ed è conosciuto nel mercato. Alle imprese giovani e relativamente piccole vengono richieste garanzie reali di cui spesso non dispongono. Questo limita l'espansione delle aziende. Se poi, come spesso accade, i nuovi imprenditori sono anche i più giovani, ecco un altro motivo della difficoltà che i giovani incontrano ad inserirsi nel sistema produttivo. Insomma, la lentezza e la scarsa affidabilità della giustizia civile sono tra le ragioni, e le più importanti, del «nanismo» delle aziende italiane. La giustizia civile in Italia non solo è lenta: i suoi tempi si stanno ancor più allungando. Negli anni Ottanta una procedura fallimentare durava, in media, poco più di 4 anni, ora ne dura più di 9 (dati Istat). E così le aziende trovano sempre maggiori ostacoli alla crescita. Che fare? Scartiamo subito la risposta ovvia e sbagliata: che si dovrebbe spendere di più per la giustizia. La Commissione europea sull'efficienza della giustizia (un organo del Consiglio d'Europa) calcola che lo Stato italiano spende per la giustizia 70 euro per abitante (dati relativi al 2008). La spesa in Francia è 58 euro per abitante. E non perché la Francia abbia molti meno giudici e cancellieri. I numeri sono simili: i giudici sono 9 per 100mila abitanti in Francia e 
10 in Italia; i dipendenti dei tribunali con qualifica diversa da giudice sono 4 per ciascun giudice in Italia, 3 inFrancia. Ciononostante la lunghezza media di un procedimento civile è la metà in Francia che in Italia. I giudici italiani sono anche pagati un po' meglio: lo stipendio base è superiore del 20% circa al corrispondente stipendio francese.Per abbreviare la durata media delle cause civili esistono modi che non costano nulla al contribuente. In una serie di importanti lavori scientifici tre economisti (Decio Coviello, Andrea Ichino e Nicola Persico) ci hanno spiegato come. Si tratta innanzitutto di riorganizzare il lavoro dei giudici. Invece di iniziare tante cause tutte insieme, e poi portarle avanti in parallelo, è meglio aprirne poche alla volta e finirle prima di aprirne di nuove. Un esempio: supponiamo che due cause richiedano dieci giorni di lavoro l'una. Se un giudice lavora un giorno su una e un giorno sull'altra, le due cause finiscono dopo venti giorni (per la precisione una in 19 ed una in 20, con durata media di 19,5 giorni). Se invece si comincia una causa e si termina il lavoro in 10 giorni, e poi si apre la seconda, la durata media è 15 giorni perché la prima causa finisce in 10 giorni e la seconda in 20. Ovviamente vi sono altre considerazioni da tener presente, come il fatto che vi siano tempi morti (il che spingerebbe ad aver più cause attive tutte insieme) ed il fatto che concentrandosi su poche cause il giudice potrebbe essere più produttivo (il che spingerebbe nella direzione opposta). E non è solo argomento astratto, i tre economisti hanno esaminato l'esperienza delle Sezioni Lavoro dei Tribunali di Torino e Milano. Nel primo caso i tempi di risoluzione delle cause sono molto più veloci che nel secondo: i processi a Torino durano in media 174 giorni, contro 324 a Milano. Il motivo è proprio una diversa organizzazione del lavoro dei giudici. E non si tratta solo del Nord. Un'esperienza simile, alla Sezione Lavoro del Tribunale di Napoli, in pochi anni ha ridotto la durata media dei processi del 20 per cento. A questo risultato ha contribuito anche una pratica quasi banale: quando un giudice è assente, ad esempio per una gravidanza, i suoi processi, anziché venir rimandati di un anno, sono attribuiti agli altri giudici del Tribunale, incluso, se necessario, il presidente.

Nuove opportunità di lavoro per gli Avvocati

“ abbattere la disoccupazione: non solo più posti di lavoro, ma più posti di lavoro di qualità ”

“deflazionare il carico giudiziario – 6 milioni di processi pendenti”

 

PIU’LAVORO PER GLI AVVOCATI

Ampliare l’area della competenza professionale dell’avvocato, conquistare nuovi territori per l’agire forense, creare nuove opportunità, riappropriarsi di competenze sottratte, rivendicare posizioni professionali che vengono impropriamente svolte da altri professionisti. In breve ridisegnare i confini della competenza forense.

Le mutazioni del mercato dei beni e servizi, lo sviluppo dei tradizionali settori e la nascita di nuovi, sono opportunità che vanno coltivate e sostenute da un nuova forma di valorizzare della professione forense, per la qualità del sistema del Paese, e per l’esportare know-how.

AVVOCATI, LAVORO

1. ACCERTAMENTO TECNICO PREVENTIVO. L’intera istruttoria è svolta dai difensori delle parti (avvocati), il Consiglio dell’Ordine nomina il CTU.

2. COMPRAVENDITA IMMOBILIARE FINO AD € 200 MILA

Gli avvocati sono legittimati a rogitare l'atto conclusivo delle compravendite immobiliari fino alla somma di € 200 mila. L’atto viene stipulato davanti all’avvocato e alle parti interessate (venditore ed acquirente). 
L’avvocato effettua preliminarmente tutte le verifiche relative all'immobile, versa le imposte relative, la trascrizione in conservatoria e la voltura catastale. L’avvocato è autorizzato anche per gli adempimenti relativi all’eventuale atto di mutuo.

3. PIGNORAMENTO. Il pignoramento di beni mobili ed immobili è effettuato dal difensore del creditore procedente, con gli stessi poteri attribuiti all’ufficiale giudiziario.

4. PROCEDIMENTO DI INGIUNZIONE. Il procedimento di ingiunzione è predisposto dal difensore del creditore e convalidato dal Consiglio dell’Ordine, salvo le opposizioni per le quali rimane la competenza del Giudice.

5. PRIVATIZZAZIONE DELLE ESECUZIONI. L’incarico potrà essere affidato sia all’ufficiale giudiziario (che verrà pagato a prestazione eseguita) e sia ad un avvocato (che verrà pagato a prestazione eseguita).

6. SEPARAZIONE PERSONALE CONSENSUALE. Le separazioni consensuali tra coniugi senza figli possono essere certificate dagli avvocati dei due separandi senza l’intervento del Magistrato. L’omologazione viene disposta dal Consiglio dell’Ordine forense di appartenenza. Nel caso che tra i separandi si debba  procedere ad una composizione che riguardi beni immobili all’avvocato deve essere attribuita la funzione di pubblico ufficiale per conferire valore di atto pubblico alla convenzione stipulata.

 

Elementi di riforma del processo civile 

PROGETTO GIUSTIZIA CIVILE

Abolizione della disciplina sul sistema del risarcimento diretto, in quanto favorisce le Compagnie Assicurative, e penalizza il danneggiato.

Cancellieri e ufficiali giudiziari. Raddoppio dell’organico. Entro 6 mesi il raddoppio del personale in servizio negli uffici giudiziari, destinando parte dei precari della Pubblica Amministrazione da stabilizzare e forme di mobilità del personale di altre amministrazioni dello Stato e degli enti territoriali.Compensazione. Gli avvocati che vantano crediti con enti territoriali possono compensare l’ammontare del credito con ogni forma di obbligazione nei confronti di detti enti.

Compensazione. Gli avvocati che vantano crediti con enti territoriali possono compensare l’ammontare del credito con ogni forma di obbligazione nei confronti di detti enti.

Condanna alle spese. Il Magistrato nel decidere del rimborso delle spese deve rigidamente attenersi alle tariffe forensi e non come avviene in quasi tutti i casi ad libitum  del Magistrato.

Consigli giudiziari. Estendere la componente agli avvocati e ai giudici onorari

Copie autentiche . L’avvocato è autorizzato ad autenticare  gli atti in originale  che detiene.

Costituzione dell’attore. L’attore iscrive al ruolo la causa entro 25 giorni dalla notificazione della citazione al convenuto. Parimenti per l’appello. Ricorso in cassazione termine per costituirsi 40 gg.

Edilizia. Utilizzo in comodato gratuito dell’edificio sito in Roma Via Maria Adelaide n. 14 (Piazza del Popolo) di proprietà della Regione Lazio, da anni occupato da abusivi, per trasferirci la SEZIONE FALLIMENTARE e liberare spazi per le cancellerie delle altre sezioni.  Svolgere una indagine presso il Comune di Roma per individuare altri locali nella zona Prati non utilizzati o sotto utilizzati da enti e privati

Esecuzione forzata nei confronti delle pubbliche Amministrazioni.Abolizione del termine di giorni 120 per procedere ad esecuzione forzata nei confronti di una Pubblica Amministrazione 

Liquidazione spese di giustizia in favore dei difensori per il gratuito patrocinio a spese dello stato e dei difensori d’ufficio. Applicazione da parte dei Giudici degli importi delle notule presentate, applicati secondo i valori medi tariffari (il Giudice deve soltanto verificare la effettività delle prestazioni processuali rese, senza modifica degli importi). L’effettivo pagamento degli onorari liquidati deve avvenire al massimo entro 6 mesi, termine perentorio. In difetto, bisogna prevedere un provvedimento disciplinare a carico del colpevole.

Magistrati togati. Raddoppio dell’organico, attraverso il reclutamento volontario di avvocati con almeno 15 anni di professione certificata, previo esame-colloquio.

Notificazioni. Le notificazioni in via generale devono essere effettuate direttamente dall’avvocato, ai sensi della L. n. 53/94. La notifica alla residenza anagrafica si ha per valida in ogni caso.

Personale amministrativo giudiziario. Valorizzazione. Abolizione dei contratti di consulenza esterna del ministero giustizia, impiego del personale interno del ministero.

Pignoramento. Il pignoramento di beni mobili ed immobili è effettuato dal difensore del creditore procedente, con gli stessi poteri attribuiti all’ufficiale giudiziario.

Privatizzazione delle esecuzioni. L’incaricato potrà essere sia l’ufficiale giudiziario (che verrà pagato a prestazione eseguita) e sia  un avvocato.

Procedimento di ingiunzione. Il procedimento di ingiunzione è predisposto dal difensore del creditore e convalidato dal Consiglio dell’Ordine, salvo le opposizioni per le quali rimane la competenza del Giudice.

Provvisoria esecuzione art. 282 c.p.c. Sono provvisoriamente esecutive anche le sentenze contenenti la sola condanne alle spese di lite.

Raddoppio organico dei cancellieri e ufficiali giudiziari. Entro 6 mesi il raddoppio del personale in servizio negli uffici giudiziari, destinando parte dei precari della Pubblica Amministrazione da stabilizzare ed anche attraverso forme di mobilità del personale di altre amministrazioni dello Stato e degli enti territoriali. Gli avvocati si impegnano gratuitamente ad organizzare la formazione professionale.

Valorizzazione del personale amministrativo giudiziario, abolizione dei contratti di consulenza esterna del ministero giustizia, impiego del personale interno del ministero.

Raddoppio organico dei magistrati togati, attraverso il reclutamento volontario di avvocati con almeno 15 anni di professione certificata.

Tariffe minime. Ripristino. La difesa del cittadino che è indagato di un reato, che vanta un diritto disatteso, che vuol far eseguire un titolo esecutivo, che chiede una tutela, non è una merce o un servizio che si colloca sul mercato per essere scambiato con l’incontro della domanda e dell’offerta, la fissazione di un prezzo di equilibrio e l’allocazione ottimale delle risorse. La scelta del legale non funziona come i saldi a fine stagione. Bisogna garantire al cliente-consumatore uno standard minimo di prestazione, la sicurezza che il professionista abbia le qualità tecniche e morali (deontologiche) sufficienti per eseguire un delicato lavoro che in ogni caso viene giudicato non dal cliente, ma da un soggetto terzo, il Magistrato, che decide la sorte della causa con criteri che nulla hanno a che vedere con i meccanismi del mercato. Non si capisce come i giovani avvocati possano beneficiare della abolizione dei minimi tariffari.

Termini processuali tutti perentori. Tutti i termini processuali devono essere dichiarati  indilazionabili. Abolizione dei termini c.d. ordinatori. Tutti i termini processuali  devono essere  perentori sia per gli avvocati che per i magistrati.

Udienza pubblica . Il Giudice deve chiamare le cause che discute nella giornata di udienza secondo il ruolo di udienza. Se una volta chiamata la causa nessuno compare la stessa causa viene chiamata dopo l’ultima. Quindi, abolizione dell’orario generalizzato e del famigerato “mucchio”. Tutte le udienze di tutti i Giudici devono avvenire con convocazione ad ora specifica, seguendo il ruolo di udienza, al fine di evitare inutili attese, in modo da consentire agli avvocati di poter svolgere più incombenze.

Ufficio del registro all’interno del tribunale (attualmente sito in Largo Lorenzo Mossa n. 8 –Via Aurelia-). Con evidente migliore funzionalità, diminuzione dei costi di trasferimento dei fascicoli e/o degli atti, riduzione dei tempi.

Carlo Priolo

Avvocato in Roma

 

Giugno 2011