PRIMISSIMI DECRETI SUL CONCORDATO

Tribunale di Roma – Sezione Fallimentare – 12 ottobre 2012 (decreto)

Presupposti della concessione del termine di cui all’art. 161, comma 6, L.F. per la proposizione di un piano di concordato preventivo sono il possesso in capo all’impresa dei requisiti di cui all’art. 1 L.F., desumibili anche dai bilanci degli ultimi tre anni, che l’impresa deve necessariamente allegare e la legittimazione del legale rappresentante dell’impresa, il quale deve assumere la decisione di proporre la domanda di concordato conformemente al disposto di cui all’art. 152 L.F.
In assenza di indicazioni puntuali sull’iniziativa da proporre l’impresa – che, nelle more, non potrà compiere senza autorizzazione atti di straordinaria amministrazione – deve depositare una relazione quindicinale sull’andamento dell’attività economica-finanziaria-patrimoniale.

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Pubblichiamo uno dei primissimi provvedimenti in materia del c.d. concordato “a prenotazione”, ottenuto dal nostro Studio in una situazione particolarmente delicata, per essere già fissata (al 18 settembre 2012!) udienza per la dichiarazione di fallimento.

Il provvedimento di ammissione conferma l’esattezza dell’interpretazione data alla norma che, si ricorda, è entrata in vigore il 12 settembre 2012.

Si tratta, difatti dell’ipotesi prevista dall’art. 161, VI co. L.F., nel testo recentissimamente introdotto dall’art. 33 del D.L. 22 giugno 2012 n. 83, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134, entrata in vigore il giorno 12 settembre 2012.

La nuova norma prevede una sorta di “annuncio” del concordato, con gli effetti protettivi di cui all’art. 168 L.F. derivanti allo stesso dal momento del deposito (rectius: dalla pubblicazione del deposito nel Registro delle Imprese).

La norma stabilisce che, su richiesta del debitore istante, il Tribunale debba concedere un termine allo stesso per la presentazione per l’appunto della proposta, del piano e della documentazione, precisando anche essere facoltà della società debitrice, entro il termine concesso e con conservazione degli effetti derivanti dal ricorso, di non presentare il concordato, ma un programma di ristrutturazione ai sensi dell’art. 182-bis L.F.

La nuova disposizione dell’art. 161, VI comma, si applica – ed era questa la fattispecie regolata dal decreto in esame – anche nell’ipotesi di pendenza di istanza di fallimento contro la società richiedente il termine per depositare la proposta di concordato.

L’ipotesi è espressamente regolata dal medesimo art. 161 L.F., X comma, il quale dispone solamente che “quando pende il procedimento per la dichiarazione di fallimento il termine di cui al sesto comma è di sessanta giorni, prorogabili, in presenza di giustificati motivi, di non oltre sessanta giorni”.

L’art. 161, IX comma, L.F. prevede l’unica ipotesi di inammissibilità (puntualmente verificata dal decreto del Tribunale di Roma) legata alla pregressa presentazione, nel biennio precedente, di altra domanda di concordato preventivo o di accordo di ristrutturazione di debiti.

Va sottolineato che con l’introduzione anche dell’art. 186-bis L.F., il c.d. concordato “con continuità aziendale”, il legislatore ha inteso favorire le ragioni economiche della produzione e dell’occupazione rispetto a quelle dei creditori.

La norma, difatti, espressamente prevede la possibilità di cessione dell’azienda anche verso società di nuova costituzione, volendo favorire la salvaguardia dell’azienda e del valore economico dalla stessa rappresentato, rispetto alla società debitrice.

Vi è, quindi, un superiore interesse che definiremmo generale per la prosecuzione dell’azienda: interesse che dovrebbe essere tenuto al primo posto, in uno al mantenimento dei livelli occupazionali, sia nel programma che verrà presentato nel termine concesso dal Tribunale, sia nella valutazione della proposta da parte del Commissario.

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